IL RECESSO NELLE SOCIETA’ PER AZIONI -Interessi in gioco

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Nelle società per azioni il diritto di recesso è previsto dal legislatore a tutela dei soci che non hanno concorso all’adozione di una delle deliberazioni elencate all’articolo 2437 c.c.. La ratio di tale norma è volta ad evitare che il socio rimanga prigioniero della società.

La disciplina dettata dal legislatore è diretta a contemperare da un lato l’interesse del socio e dall’altro l’interesse sociale: il primo, protetto dalla previsione di cause inderogabili di recesso e da criteri di valutazione della partecipazione azionaria; il secondo, quale espressione della maggioranza dei soci, garantito dall’adozione di delibere o comunque dal compimento di atti di gestione in piena libertà ed autonomia organizzativa.

Il legislatore si è preoccupato anche di bilanciare gli interessi tra socio recedente e creditori sociali prevedendo, a tutela del primo, un procedimento inderogabile di liquidazione delle azioni quale modalità di rimborso nonché l’obbligatorietà della riduzione del capitale, quale extrema ratio del procedimento di liquidazione, ed a tutela dei secondi, lo scioglimento della società in caso di accoglimento dell’opposizione dei creditori. La riduzione reale del capitale, infatti, non deve mai essere tale da determinare una preferenza del socio recedente, creditore della quota sociale, rispetto ai creditori anteriori alla delibera di riduzione.

Pare importante sottolineare che l’accoglimento dell’opposizione dei creditori sociali in sede di riduzione per recesso, a differenza della riduzione reale ai sensi dell’articolo 2445 c.c, comporta lo scioglimento della società e non l’inefficacia e l’ineseguibilità della delibera di riduzione, proprio perché la società ha l’obbligo di liquidare il socio uscente, quindi non è possibile ritornare ad una situazione precedente alla deliberazione di riduzione. La soluzione proposta dal legislatore è data dallo scioglimento della società di modo che in questa fase possa essere rispettato l’ordine di liquidazione, ossia prima i creditori sociali e poi i soci, compreso il socio uscente.

Una volta compresi gli interessi in gioco tra socio uscente e creditori sociali, si pone in dottrina l’interrogativo se lo scioglimento della società sia l’unica alternativa alla riduzione del capitale sociale. Secondo una parte della dottrina (1) lo scioglimento della società sarebbe l’unica alternativa, non solo nell’ipotesi di opposizione dei creditori, ma anche quando la riduzione per recesso comporterebbe una riduzione del capitale sociale tale da intaccare il minimo legale.
La possibilità di ricostituire il capitale sociale, elaborata in una massima di firenze (2), contrasterebbe con la ratio della legge volta alla tutela del ceto creditorio, perché con la ricostituzione del capitale si procederebbe alla soddisfazione del socio recedente prima dei creditori sociali.
Secondo tale ultimo orientamento, alternativa alla riduzione con contestuale ricostituzione del capitale sociale potrebbe essere anche la trasformazione in una società di persone. A ciò, l’opinione tradizionale, di cui sopra, obietta che la posizione privilegiata dei creditori sociali, che il legislatore tenta di tutelare, sarebbe pregiudicata dal concorso con il socio recedente, creditore a sua volta nei confronti della società, in quanto titolare del diritto di credito alla liquidazione delle azioni. Il sopra citato orientamento notarile di Firenze, sostiene, invece, che sia possibile una ricostituzione del capitale sociale o una trasformazione, nelle forme societarie compatibili, piuttosto che procedere allo scioglimento della società, non sussistendo in queste ipotesi una lesione dei diritti dei creditori. Secondo la massima in commento si tratterebbe di soluzioni in linea con la norma dettata dal legislatore perché offrono come la riduzione per recesso un’alternativa allo scioglimento della società.

Valutazione delle condizioni della società per comprendere come attuare il procedimento di liquidazione

Interesse dei soci: VALUTAZIONE DEL VALORE DELLA LIQUIDAZIONE

I soci possono accordare una liquidazione di valore uguale al valore nominale delle azioni, inferiore al valore nominale, superiore al valore nominale.
Una volta determinato il valore della liquidazione occorre verificare come attuarla nel rispetto del procedimento di legge.

Interesse dei creditori sociali: RISPETTO DEL PROCEDIMENTO DI LIQUIDAZIONE ( 2437 QUATER)

Per le varie fasi si rinvia alla lettura della norma, qui si propongono degli esempi per le ipotesi più problematiche attinenti alle società per azioni:

— LA SOCIETA’ HA RISERVE E UTILI DISPONIBILI LIQUIDI: acquista le azioni e liquida il socio.
— LA SOCIETA’ HA RISERVE E UTILI DISPONIBILI MA NON HA LIQUIDITA’: acquista le azioni e può rimborsare il socio mediante il ricorso ad un finanziamento. La parte delle riserve a “ copertura” del finanziamento verranno congelate e rese indisponibili.

— LA SOCIETA’ NON HA RISERVE O UTILI DISPONIBILI: si trova in una situazione di pareggio dove gli utili e le riserve non sono sufficienti a liquidare le azioni. Non è possibile ricorrere a finanziamenti perché ciò darebbe luogo ad una perdita. RIMEDIO PREVISTO DAL LEGISLATORE: riduzione del capitale sociale per recesso del socio.

Se la società possedesse riserve disponibili ma non sufficienti a comprare tutte le azioni del socio receduto sarebbe possibile la liquidazione delle azioni in parte mediante acquisto di azioni da parte della società ed in parte mediante riduzione del capitale sociale?

L’articolo 2437 quater prevede un inter preciso che si può schematizzare come segue:
– possibilitàper i soci di comprare tutte o parte delle azioni del receduto;
– in caso di acquisto di solo una parte delle azioni, le altre possono essere collocate nel mercato;
– in mancanza di collocamento, se ci sono riserve o utili disponibili è possibile che le rimanenti azioni le acquisti la società.

La risposta al quesito di cui sopraè data dal Comitato del Triveneto dei notaio nell’orientamento societario espresso nella massima H.1.13: liquidazione del socio recedente in forma mista con riduzione del capitale sociale.

“ Qualora il procedimento di liquidazione avvenga in forma mista, in maniera tale da consentire la “monetizzazione” delle azioni in tempi diversi, in parte anche con riduzione del capitale sociale ( ad esempio perché avvenuto parte con la cessione delle azioni ai soci, parte con la cessione delle azioni a terzi, parte con l’utilizzo di riserve disponibili e parte con la riduzione del capitale sociale), la società non può anticipare ai soci recedenti le somme riscosse fino a quando non siano state liquidate tutte le azioni e, conseguentemente, non ricorra più l’eventualità che la società sia posta in liquidazione”.

riduzione del capitale per recesso

La riduzione avviene al valore nominale e non al valore dell’importo reale della liquidazione (2) non tanto per la tutela dei creditori sociali, data, invece, dall’opposizione alla riduzione, ma dalla struttura dell’operazione. Essa, infatti, si presenta come meta finale di un iter previsto dal legislatore come estrema ratio. (3) Questa riduzione è solo funzionale all’annullamento delle azioni a prescindere dal valore effettivo della liquidazione, perché arrivati a questo punto del procedimento l’unica strada per rimborsare il socio è quella di procedere all’annullamento delle sue azioni, non avendo la società altre risorse disponibili da utilizzare senza intaccare il capitale sociale.

Valore da rimborsare superiore al valore nominale

Se il valore da rimborsare è superiore al valore nominale, l’eccedenza deve essere trattata come una perdita, quindi oltre alla riduzione per il valore nominale delle azioni, derivante dal recesso, sottoposta alla condizione sospensiva dell’opposizione, si deve procedere ad una vera epropria riduzione per perdite del capitale sociale per l’eccedenza, anche essa sottoposta alla condizione sospensiva dell’efficacia della delibera precedente. (2) Occorre fare attenzione alla tecnica redazionale da utilizzare in sede di deliberazione, poiché prevedere una riduzione del valore nominale delle azioni e per l’eccedenza ridurre proporzionalmente le azioni degli altri soci darebbe luogo sostanzialmente a una riduzione al valore reale della liquidazione.

E’ da notare che secondo il comitato del Triveneto dei notai nell’orientamento societario del 2016 H.H. 14 gli amministratori possono proporre una riduzione del capitale sociale reale in misura eccedente al valore nominale delle azioni. In questo caso è necessario adottare un accorgimento dal punto di vista redazionale con riferimento all’ordine del giorno. Non sarà sufficiente menzionare solo “ provvedimenti ex 2437 quater co. 6 “ perché nell’ipotesi legale la riduzione avviene al valore nominale. All’interno dell’ordine del giorno vi deve essere l’indicazione della riduzione reale in misura eccedente l’importo strettamente necessario per liquidare le azioni. In caso contrario per poter deliberare una riduzione reale occorrerà verificare se sussistono i presupposti per un’assemblea totalitaria.
Quanto al reperimento concreto dei soldi da dare al socio uscente, di questo non ci si deve occupare in sede di delibera. Tuttavia, ciò dipende dalla fase del procedimento in cui ci troviamo: se i soci comprano le azioni, il receduto verrà liquidato con i soldi dati dai soci, se la società compra le azioni, il socio sarà liquidato con le riserve e gli utili disponibili se liquidi oppure mediante finanziamento, rendendo indisponibile la riserva a copertura di quest’ultimo.
Se si procede alla riduzione del capitale sociale, la società non può ricorrere al finanziamento perché ciò darebbe luogo ad una perdita che il legislatore vuole evitare, tanto che egli prevede un iter di liquidazione e attribuisce all’accoglimento dell’opposizione valore di scioglimento della società a tutela dei creditori.

Valore da rimborsare inferiore al valore nominale

se il valore da rimborsare è inferiore al valore nominale, la misura del rimborso è fuori dalla delibera e l’eventuale differenza tra valore nominale e valore liquidato dovrebbe essere appostato a riserva.

a cura di Elisa Zennaro

(1) Studio CNN 188/2011 approvato alla commissione studi d’impresa 1 marzo 2012
(2) Firenze 2009 “ recesso del socio e riduzione del capitale: “Qualora, a seguito di recesso, il rimborso del socio receduto debba essere eseguito, ai sensi degli artt. 2437 quater, sesto comma, c.c. e 2473, quarto comma, c.c., mediante riduzione del capitale sociale, la misura della riduzione imposta dal legislatore in tale occasione e’ pari al valore nominale della partecipazione del socio receduto che viene annullata e non all’importo che deve essere liquidato al receduto. Qualora, a seguito di tale riduzione, il capitale sociale si riduca al di sotto del minimo legale, la societa’ puo’ procedere a tale riduzione purche’ contestualmente deliberi la trasformazione in un diverso tipo sociale compatibile con la ridotta misura del capitale ovvero proceda alla ricostituzione del capitale alla misura minima richiesta.”
(3) Le società di capitali e le cooperative a cura di Ludovico Genghini e Paolo Simonetti.

Nelle società per azioni il diritto di recesso è previsto dal legislatore a tutela dei soci che non hanno concorso all’adozione di una delle deliberazioni elencate all’articolo 2437 c.c.. La ratio di tale norma è volta ad evitare che il socio rimanga prigioniero della società.

La disciplina dettata dal legislatore è diretta a contemperare da un lato l’interesse del socio e dall’altro l’interesse sociale: il primo, protetto dalla previsione di cause inderogabili di recesso e da criteri di valutazione della partecipazione azionaria; il secondo, quale espressione della maggioranza dei soci, garantito dall’adozione di delibere o comunque dal compimento di atti di gestione in piena libertà ed autonomia organizzativa.

Il legislatore si è preoccupato anche di bilanciare gli interessi tra socio recedente e creditori sociali prevedendo, a tutela del primo, un procedimento inderogabile di liquidazione delle azioni quale modalità di rimborso nonché l’obbligatorietà della riduzione del capitale, quale extrema ratio del procedimento di liquidazione, ed a tutela dei secondi, lo scioglimento della società in caso di accoglimento dell’opposizione dei creditori. La riduzione reale del capitale, infatti, non deve mai essere tale da determinare una preferenza del socio recedente, creditore della quota sociale, rispetto ai creditori anteriori alla delibera di riduzione.

Pare importante sottolineare che l’accoglimento dell’opposizione dei creditori sociali in sede di riduzione per recesso, a differenza della riduzione reale ai sensi dell’articolo 2445 c.c, comporta lo scioglimento della società e non l’inefficacia e l’ineseguibilità della delibera di riduzione, proprio perché la società ha l’obbligo di liquidare il socio uscente, quindi non è possibile ritornare ad una situazione precedente alla deliberazione di riduzione. La soluzione proposta dal legislatore è data dallo scioglimento della società di modo che in questa fase possa essere rispettato l’ordine di liquidazione, ossia prima i creditori sociali e poi i soci, compreso il socio uscente.

Una volta compresi gli interessi in gioco tra socio uscente e creditori sociali, si pone in dottrina l’interrogativo se lo scioglimento della società sia l’unica alternativa alla riduzione del capitale sociale. Secondo una parte della dottrina (1) lo scioglimento della società sarebbe l’unica alternativa, non solo nell’ipotesi di opposizione dei creditori, ma anche quando la riduzione per recesso comporterebbe una riduzione del capitale sociale tale da intaccare il minimo legale.
La possibilità di ricostituire il capitale sociale, elaborata in una massima di firenze (2), contrasterebbe con la ratio della legge volta alla tutela del ceto creditorio, perché con la ricostituzione del capitale si procederebbe alla soddisfazione del socio recedente prima dei creditori sociali.
Secondo tale ultimo orientamento, alternativa alla riduzione con contestuale ricostituzione del capitale sociale potrebbe essere anche la trasformazione in una società di persone. A ciò, l’opinione tradizionale, di cui sopra, obietta che la posizione privilegiata dei creditori sociali, che il legislatore tenta di tutelare, sarebbe pregiudicata dal concorso con il socio recedente, creditore a sua volta nei confronti della società, in quanto titolare del diritto di credito alla liquidazione delle azioni. Il sopra citato orientamento notarile di Firenze, sostiene, invece, che sia possibile una ricostituzione del capitale sociale o una trasformazione, nelle forme societarie compatibili, piuttosto che procedere allo scioglimento della società, non sussistendo in queste ipotesi una lesione dei diritti dei creditori. Secondo la massima in commento si tratterebbe di soluzioni in linea con la norma dettata dal legislatore perché offrono come la riduzione per recesso un’alternativa allo scioglimento della società.

Valutazione delle condizioni della società per comprendere come attuare il procedimento di liquidazione

Interesse dei soci: VALUTAZIONE DEL VALORE DELLA LIQUIDAZIONE

I soci possono accordare una liquidazione di valore uguale al valore nominale delle azioni, inferiore al valore nominale, superiore al valore nominale.
Una volta determinato il valore della liquidazione occorre verificare come attuarla nel rispetto del procedimento di legge.

Interesse dei creditori sociali: RISPETTO DEL PROCEDIMENTO DI LIQUIDAZIONE ( 2437 QUATER)

Per le varie fasi si rinvia alla lettura della norma, qui si propongono degli esempi per le ipotesi più problematiche attinenti alle società per azioni:

— LA SOCIETA’ HA RISERVE E UTILI DISPONIBILI LIQUIDI: acquista le azioni e liquida il socio.
— LA SOCIETA’ HA RISERVE E UTILI DISPONIBILI MA NON HA LIQUIDITA’: acquista le azioni e può rimborsare il socio mediante il ricorso ad un finanziamento. La parte delle riserve a “ copertura” del finanziamento verranno congelate e rese indisponibili.

— LA SOCIETA’ NON HA RISERVE O UTILI DISPONIBILI: si trova in una situazione di pareggio dove gli utili e le riserve non sono sufficienti a liquidare le azioni. Non è possibile ricorrere a finanziamenti perché ciò darebbe luogo ad una perdita. RIMEDIO PREVISTO DAL LEGISLATORE: riduzione del capitale sociale per recesso del socio.

Se la società possedesse riserve disponibili ma non sufficienti a comprare tutte le azioni del socio receduto sarebbe possibile la liquidazione delle azioni in parte mediante acquisto di azioni da parte della società ed in parte mediante riduzione del capitale sociale?

L’articolo 2437 quater prevede un inter preciso che si può schematizzare come segue:
– possibilitàper i soci di comprare tutte o parte delle azioni del receduto;
– in caso di acquisto di solo una parte delle azioni, le altre possono essere collocate nel mercato;
– in mancanza di collocamento, se ci sono riserve o utili disponibili è possibile che le rimanenti azioni le acquisti la società.

La risposta al quesito di cui sopraè data dal Comitato del Triveneto dei notaio nell’orientamento societario espresso nella massima H.1.13: liquidazione del socio recedente in forma mista con riduzione del capitale sociale.

“ Qualora il procedimento di liquidazione avvenga in forma mista, in maniera tale da consentire la “monetizzazione” delle azioni in tempi diversi, in parte anche con riduzione del capitale sociale ( ad esempio perché avvenuto parte con la cessione delle azioni ai soci, parte con la cessione delle azioni a terzi, parte con l’utilizzo di riserve disponibili e parte con la riduzione del capitale sociale), la società non può anticipare ai soci recedenti le somme riscosse fino a quando non siano state liquidate tutte le azioni e, conseguentemente, non ricorra più l’eventualità che la società sia posta in liquidazione”.

riduzione del capitale per recesso

La riduzione avviene al valore nominale e non al valore dell’importo reale della liquidazione (2) non tanto per la tutela dei creditori sociali, data, invece, dall’opposizione alla riduzione, ma dalla struttura dell’operazione. Essa, infatti, si presenta come meta finale di un iter previsto dal legislatore come estrema ratio. (3) Questa riduzione è solo funzionale all’annullamento delle azioni a prescindere dal valore effettivo della liquidazione, perché arrivati a questo punto del procedimento l’unica strada per rimborsare il socio è quella di procedere all’annullamento delle sue azioni, non avendo la società altre risorse disponibili da utilizzare senza intaccare il capitale sociale.

Valore da rimborsare superiore al valore nominale

Se il valore da rimborsare è superiore al valore nominale, l’eccedenza deve essere trattata come una perdita, quindi oltre alla riduzione per il valore nominale delle azioni, derivante dal recesso, sottoposta alla condizione sospensiva dell’opposizione, si deve procedere ad una vera epropria riduzione per perdite del capitale sociale per l’eccedenza, anche essa sottoposta alla condizione sospensiva dell’efficacia della delibera precedente. (2) Occorre fare attenzione alla tecnica redazionale da utilizzare in sede di deliberazione, poiché prevedere una riduzione del valore nominale delle azioni e per l’eccedenza ridurre proporzionalmente le azioni degli altri soci darebbe luogo sostanzialmente a una riduzione al valore reale della liquidazione.

E’ da notare che secondo il comitato del Triveneto dei notai nell’orientamento societario del 2016 H.H. 14 gli amministratori possono proporre una riduzione del capitale sociale reale in misura eccedente al valore nominale delle azioni. In questo caso è necessario adottare un accorgimento dal punto di vista redazionale con riferimento all’ordine del giorno. Non sarà sufficiente menzionare solo “ provvedimenti ex 2437 quater co. 6 “ perché nell’ipotesi legale la riduzione avviene al valore nominale. All’interno dell’ordine del giorno vi deve essere l’indicazione della riduzione reale in misura eccedente l’importo strettamente necessario per liquidare le azioni. In caso contrario per poter deliberare una riduzione reale occorrerà verificare se sussistono i presupposti per un’assemblea totalitaria.
Quanto al reperimento concreto dei soldi da dare al socio uscente, di questo non ci si deve occupare in sede di delibera. Tuttavia, ciò dipende dalla fase del procedimento in cui ci troviamo: se i soci comprano le azioni, il receduto verrà liquidato con i soldi dati dai soci, se la società compra le azioni, il socio sarà liquidato con le riserve e gli utili disponibili se liquidi oppure mediante finanziamento, rendendo indisponibile la riserva a copertura di quest’ultimo.
Se si procede alla riduzione del capitale sociale, la società non può ricorrere al finanziamento perché ciò darebbe luogo ad una perdita che il legislatore vuole evitare, tanto che egli prevede un iter di liquidazione e attribuisce all’accoglimento dell’opposizione valore di scioglimento della società a tutela dei creditori.

Valore da rimborsare inferiore al valore nominale

se il valore da rimborsare è inferiore al valore nominale, la misura del rimborso è fuori dalla delibera e l’eventuale differenza tra valore nominale e valore liquidato dovrebbe essere appostato a riserva.

a cura di Elisa Zennaro

(1) Studio CNN 188/2011 approvato alla commissione studi d’impresa 1 marzo 2012
(2) Firenze 2009 “ recesso del socio e riduzione del capitale: “Qualora, a seguito di recesso, il rimborso del socio receduto debba essere eseguito, ai sensi degli artt. 2437 quater, sesto comma, c.c. e 2473, quarto comma, c.c., mediante riduzione del capitale sociale, la misura della riduzione imposta dal legislatore in tale occasione e’ pari al valore nominale della partecipazione del socio receduto che viene annullata e non all’importo che deve essere liquidato al receduto. Qualora, a seguito di tale riduzione, il capitale sociale si riduca al di sotto del minimo legale, la societa’ puo’ procedere a tale riduzione purche’ contestualmente deliberi la trasformazione in un diverso tipo sociale compatibile con la ridotta misura del capitale ovvero proceda alla ricostituzione del capitale alla misura minima richiesta.”
(3) Le società di capitali e le cooperative a cura di Ludovico Genghini e Paolo Simonetti.