L’ASPETTO INNOVATIVO DELL’ART. 2929 BIS C.C.: PARTICOLARI AMBITI DI APPLICAZIONE

sentenzax

L’aspetto innovativo dell’art. 2929 bis: particolari ambiti di applicazione

(Maggio 2016)

 

Il d.l.n.83/2015 ha introdotto l’art.2929-bis c.c. << Espropriazione di beni oggetto di vincoli di indisponibilità o di alienazioni a titolo gratuito>>.

In aggiunta alle note e mai definite, con orientamento unanime, questioni circa i limiti che l’atto dispositivo a titolo gratuito, effettuato con animo liberale, poneva già con riferimento all’eventualità di una lesione di legittima perpetrata a danno dei legittimari preteriti o pretermessi, il nuovo articolo pone un ulteriore peso in ordine all’efficacia dell’atto di donazione, in particolare, e dell’atto a titolo gratuito, in generale (non considerando, inoltre, gli atti di destinazione, gli atti costitutivi di fondo patrimoniale ed i trust, che, anche se richiamati dalla normativa in esame, costituiscono fattispecie relativamente marginali); in netta controtendenza a quella auspicata e richiesta certezza sulla circolazione dei beni con “provenienza donativa”, che si era appena intravista con la normativa dell’ultimo comma dell’art. 563 cc.

In sostanza la nuova disposizione, dà un forte potere al creditore del disponente, permettendogli di pignorare il bene alienato a titolo gratuito, indipendentemente dal preventivo esperimento dell’azione revocatoria.

L’effetto immediato e dirompente dell’articolo è quello di invertire l’onere della prova tra creditore e debitore: mentre in sede di revocatoria è il creditore a dover dimostrare che l’atto sia stato compiuto con l’unico scopo di pregiudicare i suoi interessi creditori per rendere tale atto inefficace, con il novellato dell’art. 2929 bis, invece, il creditore, che abbia trascritto il pignoramento nel termine di un anno dalla data di trascrizione dell’atto lesivo e che sia in possesso di un titolo esecutivo, senza dover dimostrare alcunché, potrà agire direttamente in esecuzione.

Ancora più particolare è la previsione che il compimento di un atto a titolo gratuito da parte del debitore, consente, ad un qualsiasi creditore, anche anteriore, di insinuarsi in una pregressa procedura esecutiva, aperta da altri, a condizione di agire entro un anno dalla trascrizione dell’atto pregiudizievole, potendo immediatamente coinvolgere il bene alienato nell’espropriazione forzata, prima escluso.

Assume, dunque, in tale particolarissimo caso, valore storico-cronologico l’accertamento notarile preventivo circa l’estraneità del bene donato da qualsiasi pignoramento.

Senza contare l’importante deroga al sistema temporale della priorità delle trascrizioni che tale meccanismo realizza: si sancisce, infatti, che una trascrizione successiva, effettuata entro un dato termine, prevalga su quella precedente.

Quanto al presupposto negoziale, l’articolo coinvolge non solo gli atti donativi, caratterizzati da “animus donandi”, ma più in generale le alienazioni a titolo gratuito.

L’ampiezza terminologica utilizzata pone il dubbio su situazioni-limite assoggettabili all’aggressione da parte del creditore.

Tra l’altro occorre fare una prima riflessione con riguardo alle donazioni indirette. La giurisprudenza si è espressa frequentemente sul punto affermando che l’oggetto della donazione non sia l’immobile. Pertanto, dal momento che l’art.2929-bis c.c., fa riferimento esclusivamente ad atti aventi ad oggetto beni immobili o mobili registrati, sembra doversi escludere che la donazione indiretta, ponendosi in rapporto di pura connessione con l’acquisto a titolo oneroso di un immobile da parte del beneficiario dell’atto donativo, possa rientrare nel meccanismo in questione (1).

Quanto al negozio “mixtum cum donatione”, questo appare aggredibile da parte dei creditori del disponente, e la questione sarebbe solo quella di stabilire, in sede esecutiva, quale porzione del bene possa giustificare gli esiti di una donazione sotto il profilo dell’esecutività (valutazione da effettuarsi dal giudice delle esecuzioni, salva la possibilità di un’opposizione all’esecuzione allorché si dimostrasse che il valore del bene effettivamente pagato superi di gran lunga quel valore, non pagato, che abbia dato luogo ad una causa contrattuale mista di vendita e donazione (2).

Maggiori problematiche, circa la loro assoggettabilità alla norma in commento, pone il caso delle alienazioni gratuite dipendenti da accordi patrimoniali raggiunti tra i coniugi in sede di separazione personale o di divorzio: il discorso merita particolare attenzione, vista anche la esponenziale crescita di detti accordi.

Tutto ruota intorno al presupposto inconfutabile (in questo senso dottrina e giurisprudenza unanime) che tali accordi prescindono da una causa liberale o da causa gratuita (la causa viene, infatti, ravvisata nella volontà di disfarsi di un diritto senza ricevere una controprestazione); in tali atti vengono coinvolti interessi che sono collegati al soddisfacimento di esigenze della famiglia, e nulla hanno a che vedere con volontà negoziali attinenti ad alterazioni del patrimonio del singolo per finalità meramente economiche. La causa propria di questi accordi risiede nella sistemazione degli assetti economico – patrimoniali della famiglia (3).

In aggiunta l’intervento omologatorio dell’autorità giudiziaria dovrebbe coprire di piena liceità, validità e definitiva efficacia, l’atto dispositivo a titolo gratuito.

In fine ci sembra importante sottolineare la dirompenza effettiva della norma evidenziando se la pignorabilità da parte del creditore possa invadere o meno la sfera patrimoniale del terzo. Per terzo deve intendersi colui che è estraneo al contratto intercorso tra disponente e beneficiario:  un eventuale avente causa del beneficiario stesso.

A tal proposito vedasi l’orientamento di Gaetano Petrelli che espressamente afferma: “sembra che il conflitto debba essere risolto sulla base dei princìpi di diritto sostanziale, e non delle norme processuali: deve essere risolto, quindi, a favore dell’avente causa a titolo gratuito dal debitore, e/o del beneficiario del vincolo: l’aggiudicatario subirà di conseguenza l’evizione, potendo esperire eventualmente le azioni ex art. 2921 c.c. nei confronti dei creditori” (4).

È vero che se l’art.2929-bis c.c. dovesse legittimare questo “diritto di seguito”, al pari di una forma di garanzia ipotecaria, significherebbe scardinare i principi di certezza dell’acquisizione del diritto in capo al terzo, ma d’altra parte se così non fosse, il meccanismo di cui all’art.2929-bis c.c. potrebbe essere facilmente aggirato da parte del beneficiario con un’intestazione, preordinata, mediante un ulteriore atto dispositivo a favore di un terzo, che renderebbe stabile l’acquisto.

Nessun onere è posto a carico del notaio se non un “dovere” di informativa circa i possibili rischi inerenti alla stabilità dell’atto posto in essere.

In nota a queste brevi riflessioni ci sembra opportuno evidenziare come il legislatore, nella fattispecie, tra due principi generali “la tutela del creditore” e “la certezza dei traffici giuridici”, abbia nettamente privilegiato il primo, alla luce di una forte spinta basata sulla “equità-giustizia sociale”.

                  a cura di Maddalena Storti

 

 

 (1) Cassazione Civile, sez. I, sentenza 10/10/2014 n. 21494; Cfr. Cass. Sez. Unite, 5/08/1992, n. 9282;

(2) Corte di Cassazione, sez. II, sentenza 09/02/2011, n. 3175; Corte di Cassazione, sezione II, sentenza 16 giugno 2014, n. 13684.

(3) Cassazione n. 5473/2006;

(4) Commento tratto dalla “Rassegna delle recenti novità normative di interesse notarile – Primo semestre 2015”, p. 6 ss., in www.gaetanopetrelli.it.

L’aspetto innovativo dell’art. 2929 bis: particolari ambiti di applicazione

(Maggio 2016)

 

Il d.l.n.83/2015 ha introdotto l’art.2929-bis c.c. << Espropriazione di beni oggetto di vincoli di indisponibilità o di alienazioni a titolo gratuito>>.

In aggiunta alle note e mai definite, con orientamento unanime, questioni circa i limiti che l’atto dispositivo a titolo gratuito, effettuato con animo liberale, poneva già con riferimento all’eventualità di una lesione di legittima perpetrata a danno dei legittimari preteriti o pretermessi, il nuovo articolo pone un ulteriore peso in ordine all’efficacia dell’atto di donazione, in particolare, e dell’atto a titolo gratuito, in generale (non considerando, inoltre, gli atti di destinazione, gli atti costitutivi di fondo patrimoniale ed i trust, che, anche se richiamati dalla normativa in esame, costituiscono fattispecie relativamente marginali); in netta controtendenza a quella auspicata e richiesta certezza sulla circolazione dei beni con “provenienza donativa”, che si era appena intravista con la normativa dell’ultimo comma dell’art. 563 cc.

In sostanza la nuova disposizione, dà un forte potere al creditore del disponente, permettendogli di pignorare il bene alienato a titolo gratuito, indipendentemente dal preventivo esperimento dell’azione revocatoria.

L’effetto immediato e dirompente dell’articolo è quello di invertire l’onere della prova tra creditore e debitore: mentre in sede di revocatoria è il creditore a dover dimostrare che l’atto sia stato compiuto con l’unico scopo di pregiudicare i suoi interessi creditori per rendere tale atto inefficace, con il novellato dell’art. 2929 bis, invece, il creditore, che abbia trascritto il pignoramento nel termine di un anno dalla data di trascrizione dell’atto lesivo e che sia in possesso di un titolo esecutivo, senza dover dimostrare alcunché, potrà agire direttamente in esecuzione.

Ancora più particolare è la previsione che il compimento di un atto a titolo gratuito da parte del debitore, consente, ad un qualsiasi creditore, anche anteriore, di insinuarsi in una pregressa procedura esecutiva, aperta da altri, a condizione di agire entro un anno dalla trascrizione dell’atto pregiudizievole, potendo immediatamente coinvolgere il bene alienato nell’espropriazione forzata, prima escluso.

Assume, dunque, in tale particolarissimo caso, valore storico-cronologico l’accertamento notarile preventivo circa l’estraneità del bene donato da qualsiasi pignoramento.

Senza contare l’importante deroga al sistema temporale della priorità delle trascrizioni che tale meccanismo realizza: si sancisce, infatti, che una trascrizione successiva, effettuata entro un dato termine, prevalga su quella precedente.

Quanto al presupposto negoziale, l’articolo coinvolge non solo gli atti donativi, caratterizzati da “animus donandi”, ma più in generale le alienazioni a titolo gratuito.

L’ampiezza terminologica utilizzata pone il dubbio su situazioni-limite assoggettabili all’aggressione da parte del creditore.

Tra l’altro occorre fare una prima riflessione con riguardo alle donazioni indirette. La giurisprudenza si è espressa frequentemente sul punto affermando che l’oggetto della donazione non sia l’immobile. Pertanto, dal momento che l’art.2929-bis c.c., fa riferimento esclusivamente ad atti aventi ad oggetto beni immobili o mobili registrati, sembra doversi escludere che la donazione indiretta, ponendosi in rapporto di pura connessione con l’acquisto a titolo oneroso di un immobile da parte del beneficiario dell’atto donativo, possa rientrare nel meccanismo in questione (1).

Quanto al negozio “mixtum cum donatione”, questo appare aggredibile da parte dei creditori del disponente, e la questione sarebbe solo quella di stabilire, in sede esecutiva, quale porzione del bene possa giustificare gli esiti di una donazione sotto il profilo dell’esecutività (valutazione da effettuarsi dal giudice delle esecuzioni, salva la possibilità di un’opposizione all’esecuzione allorché si dimostrasse che il valore del bene effettivamente pagato superi di gran lunga quel valore, non pagato, che abbia dato luogo ad una causa contrattuale mista di vendita e donazione (2).

Maggiori problematiche, circa la loro assoggettabilità alla norma in commento, pone il caso delle alienazioni gratuite dipendenti da accordi patrimoniali raggiunti tra i coniugi in sede di separazione personale o di divorzio: il discorso merita particolare attenzione, vista anche la esponenziale crescita di detti accordi.

Tutto ruota intorno al presupposto inconfutabile (in questo senso dottrina e giurisprudenza unanime) che tali accordi prescindono da una causa liberale o da causa gratuita (la causa viene, infatti, ravvisata nella volontà di disfarsi di un diritto senza ricevere una controprestazione); in tali atti vengono coinvolti interessi che sono collegati al soddisfacimento di esigenze della famiglia, e nulla hanno a che vedere con volontà negoziali attinenti ad alterazioni del patrimonio del singolo per finalità meramente economiche. La causa propria di questi accordi risiede nella sistemazione degli assetti economico – patrimoniali della famiglia (3).

In aggiunta l’intervento omologatorio dell’autorità giudiziaria dovrebbe coprire di piena liceità, validità e definitiva efficacia, l’atto dispositivo a titolo gratuito.

In fine ci sembra importante sottolineare la dirompenza effettiva della norma evidenziando se la pignorabilità da parte del creditore possa invadere o meno la sfera patrimoniale del terzo. Per terzo deve intendersi colui che è estraneo al contratto intercorso tra disponente e beneficiario:  un eventuale avente causa del beneficiario stesso.

A tal proposito vedasi l’orientamento di Gaetano Petrelli che espressamente afferma: “sembra che il conflitto debba essere risolto sulla base dei princìpi di diritto sostanziale, e non delle norme processuali: deve essere risolto, quindi, a favore dell’avente causa a titolo gratuito dal debitore, e/o del beneficiario del vincolo: l’aggiudicatario subirà di conseguenza l’evizione, potendo esperire eventualmente le azioni ex art. 2921 c.c. nei confronti dei creditori” (4).

È vero che se l’art.2929-bis c.c. dovesse legittimare questo “diritto di seguito”, al pari di una forma di garanzia ipotecaria, significherebbe scardinare i principi di certezza dell’acquisizione del diritto in capo al terzo, ma d’altra parte se così non fosse, il meccanismo di cui all’art.2929-bis c.c. potrebbe essere facilmente aggirato da parte del beneficiario con un’intestazione, preordinata, mediante un ulteriore atto dispositivo a favore di un terzo, che renderebbe stabile l’acquisto.

Nessun onere è posto a carico del notaio se non un “dovere” di informativa circa i possibili rischi inerenti alla stabilità dell’atto posto in essere.

In nota a queste brevi riflessioni ci sembra opportuno evidenziare come il legislatore, nella fattispecie, tra due principi generali “la tutela del creditore” e “la certezza dei traffici giuridici”, abbia nettamente privilegiato il primo, alla luce di una forte spinta basata sulla “equità-giustizia sociale”.

                  a cura di Maddalena Storti

 

 

 (1) Cassazione Civile, sez. I, sentenza 10/10/2014 n. 21494; Cfr. Cass. Sez. Unite, 5/08/1992, n. 9282;

(2) Corte di Cassazione, sez. II, sentenza 09/02/2011, n. 3175; Corte di Cassazione, sezione II, sentenza 16 giugno 2014, n. 13684.

(3) Cassazione n. 5473/2006;

(4) Commento tratto dalla “Rassegna delle recenti novità normative di interesse notarile – Primo semestre 2015”, p. 6 ss., in www.gaetanopetrelli.it.