LA SITUZIONE PATRIMONIALE AGGIORNATA IN FUNZIONE DELLE OPERAZONI SUL CAPITALE SOCIALE – UTILIZZABILITA DEI cd “UTILI DI PERIODO”

case-studi

LA SITUZIONE PATRIMONIALE AGGIORNATA IN FUNZIONE DELLE OPERAZONI SUL CAPITALE SOCIALE – UTILIZZABILITA DEI cd “UTILI DI PERIODO”

(Aprile 2016)

Il legislatore nel sistema codicistico dimostra più volte di preferire all’ “attualità” delle poste (ovvero la loro esistenza ed integrità al momento dell’utilizzo) la “risultanza”(1) delle stesse da una situazione patrimoniale, nell’ambito delle operazioni sul capitale.

Le uniche norme codicistiche che richiedono espressamente la necessità di una situazione patrimoniale aggiornata sono quelle relative alla riduzione del capitale sociale per perdite superiori al terzo (2); a tale proposito è utile osservare la differenza che, dal sistema normativo nel suo complesso, emerge tra le perdite rilevanti, poiché superiori ad una certa frazione del capitale sociale (un terzo) (3), e le c. d. perdite di esercizio, che il legislatore dimostra di considerare fisiologiche, entro un determinato limite e che importano solo la conseguenza dell’impossibilità di distribuire gli utili tra i soci (4).

In tale ambito operativo, il tenore delle norme induce a ritenere che sia  stata affidata all’organo amministrativo la funzione di attestazione della situazione contabile della società.

Tale circostanza si evince dalla duplice previsione che impone agli stessi sia l’obbligo di redigere una situazione patrimoniale ad hoc (5) e sia l’obbligo di dare menzione dei fatti di rilievo avvenuti successivamente alla redazione della stessa (6).

All’organo di controllo è, inoltre, affidata la prerogativa di corredare la situazione patrimoniale “de qua” di un ulteriore documento contenente le proprie osservazioni.

Ancora, la previsione del deposito presso la sede sociale dei documenti da cui rilevare contabilmente l’andamento della società persegue il medesimo scopo di informare i soci  al fine di una consapevole determinazione nell’adozione dell’operazione sul capitale, in ossequio al principio generale del diritto all’informativa e alla consapevolezza dell’adozione dei provvedimenti presi dai soci in sede assembleare, che ritrova il suo fondamento nell’ambito dell’art. 2374 c.c. .

A tal fine i soci possono decidere di adottare forme alternative di informazione, quali la presentazione e/o la lettura in assemblea dei risultati contabili che si evincono dal documento (7), ovvero l’invio dello stesso al proprio domicilio (8) ovvero ancora a parere di alcuni (9), data la disponibilità del diritto in questione per la rilevanza dello stesso solo come diritto uti singulus, i soci possono decidere di rinunziare ad ogni e qualsiasi forma di informazione.

E’ bene sottolineare che   si ritiene che, nonostante l’espressione usata,  il legislatore abbia inteso riferirsi ad un vero e proprio bilancio consolidato (10), comprensivo di nota integrativa e conto economico e redatto con i criteri tipici del bilancio (quali ad esempio, il costo storico).

Ancora in ambito di riduzione del capitale sociale, ma esaminando la fattispecie in cui la legge non prevede alcun obbligo di procedervi ed in cui , quindi, siano i soci a determinarsi in tal senso, è agevole notare una totale assenza nel disposto di cui all’art. 2445 c. c. riguardo la necessità di una situazione patrimoniale aggiornata per il caso di una riduzione reale (e volontaria) del capitale.

Né una disposizione in tal senso si riviene in tema di aumento oneroso o gratuito del capitale, laddove ,invero, una verifica dell’esattezza e della integrità delle poste utilizzate, risulta oltremodo opportuna.

In ogni caso, la giurisprudenza (11) si è pronunciata nel senso di ritenere opportuna una situazione patrimoniale aggiornata in tutte le operazioni sul capitale, estendendo il meccanismo enunciato espressamente solo nell’articolo 2446 c. c..

Sulla scorta dell’indirizzo oramai quasi unanime dottrinario e giurisprudenziale, ci si è interrogati sui parametri temporali ed oggettivamente determinabili in base ai quali ritenere utilizzabile, ai fini delle operazioni da adottare, una situazione patrimoniale che non venga redatta ad hoc, nel senso di circostanziare l’utilizzabilità di una situazione patrimoniale redatta in precedenza ovvero dell’ultimo bilancio di esercizio.

In tal senso si è concordi nel ritenere (12) il principio che per il suo utilizzo, nei modi e termini di legge, essa debba riferirsi ad una data certa anteriore a 120 giorni (termine che si ricava dalle disposizioni in materia di fusione e di approvazione del bilancio) e che sia da allegarsi al verbale “sul capitale” (13), al fine di rendere possibile un accertamento relativo all’esistenza e all’attualità delle poste.

E’ interessante porre l’accento sulla circostanza che una tesi intermedia (14) ha sostenuto che solo nei casi in cui siano intervenute modifiche (qualitative o quantitative) negative del netto patrimoniale rispetto alla situazione patrimoniale anteriore, si debba procedere alla redazione di una situazione patrimoniale aggiornata, per controllare l’integrità (oltre che l’attualità e l’esistenza) delle riserve.

In particolare, l’orientamento notarile (15) pone in evidenza un aspetto peculiare delle poste ai fini della loro utilizzabilità nei procedimenti di aumento e riduzione del capitale.

Viene, invero, sottolineata l’importanza di valutare esclusivamente l’idoneità delle poste ad essere riportate in bilancio, quale unico requisito per l’utilizzabilità dei versamenti dei soci nell’ambito delle operazioni sul capitale, dando in tal modo rilievo alla sola natura ed alle caratteristiche degli apporti e non già alla necessità della loro appostazione in bilancio.

Di particolare interesse, in una indagine condotta in tale ambito,  è la questione relativa all’utilizzabilità dei c. d. utili di periodo nelle operazioni di aumento gratuito (non cristallizzati in un bilancio infrannuale regolarmente depositato nel Registro delle Imprese).

La dottrina è divisa, dal momento che alcuni (16) sostengono che se evidenziati in un documento contabili essi siano non distribuibili ma disponibili, altri (17) sostengono che siano utilizzabili, per via della carente  definitività, solo nei limiti degli acconti sui dividendi

In particolare, sarebbe utile un approfondimento riguardo la possibilità della loro utilizzabilità a seguito dell’ emersione degli stessi in una situazione patrimoniale aggiornata, che fotografa una  porzione di esercizio, alla stregua di un bilancio infrannuale: confronta a tal riguardo la Massima n. 68 del Consiglio Notarile di Milano (18) e la sentenza della Corte di Cassazione del 23 Marzo 2004 n. 5740 (19).

a cura di Angela Alba Perfetto

(1)  si veda il disposto di cui al primo comma dell’articolo 2442 in materia di s.p.a. ed al primo comma dell’art. 2481-ter in materia di s.r.l., laddove le riserve e gli altri i fondi iscritti in bilancio possono essere imputati “in quanto disponibii”;

(2) ex artt. 2446 e 2482-bis c.c.

(3) si noti che secondo le pronunce della Cassazione n.8221 del 2007 e n.23269 del 2005 la perdita va rapportata prima alle riserve, con una sequenza che è inversamente proporzionale al loro grado di vincolatività, e poi ,in caso di insufficienza delle stesse, al capitale sociale;

(4) DI SABATO, Manuale delle società, Torino, 1988;

(5) CAMPOBASSO, Diritto commerciale 2, Diritto delle società, Torino, 2009;

(6) Comitato Triveneto dei Notai, massima H. G. 3;

(7) si veda Il Tribunale di Napoli nel Decreto del 28 Dicembre 2004;

(8) PINNARO’ in Commentario Niccolini-Stagno d’Alcontres, Napoli, 2004;

(9) Comitato Triveneto dei Notai, massima HG28  e IG42;

(10) FORTE-IMPARATO, Aumenti e riduzioni di capitale, Napoli, 1998;

(11) Trib. Milano 11 ottobre 1983, Trib. Genova 10 marzo 1987;

(12) TRIMARCHI, Le riduzioni del capitale sociale, Milano, 2010;

(13) DI SABATO, Manuale delle società,Torino, 2003;

(14) CERA, La riduzione del capital sociale per esuberanza ed imputazione a riserva dell’importo corrispondente al capitale ridotto, in Giurisprudenza commerciale, II, 1985;

(15) Consiglio Notarile di Milano, massima 102;

(16) TRIMARCHI, Le riduzioni del capitale sociale, Cfr.;

(17) DE MARCHI- SANTUS-STUCCHI, Aumento di capitale mediante nuovi conferimenti, in Commentario alla riforma delle società, diretto da Marchetti-Bianchi-Ghezzi-Notari, 2009;

(18) “L’abbattimento del capitale sociale per perdite può avere luogo solo previo utilizzo delle eventuali riserve, posto che, ove il capitale stesso fosse ridotto nonostante l’esistenza di altre voci di netto patrimoniale, si verserebbe nella diversa fattispecie della riduzione di cui agli articoli 2445 o 2482 c.c., e non in quella di riduzione per perdite.Tale esigenza implica che l’utile di periodo (cioè il risultato di segno positivo crea-tosi nel tempo compreso tra la chiusura dell’ultimo esercizio e la data di riferimento della situazione infrannuale) debba essere conteggiato ai fini della determinazione della misura della perdita da coprire, tutte le volte che la sua mancata considerazione determinerebbe riduzione del capitale.”;

(19) “Ai fini dell’adozione dei provvedimenti richiesti dall’art. 2447 c.c., in presenza di perdite di oltre un terzo del capitale sociale e di conseguente riduzione di detto capitale al disotto del minimo legale, deve tenersi conto dei risultati, anche eventualmente positivi, di gestione enunciati nell’apposita situazione patrimoniale sottoposta dagli amministratori all’assemblea chiamata a provvedere ai sensi del citato articolo, quando tali risultati siano maturati in epoca successiva all’ultimo bilancio d’esercizio nel quale le anzidette perdite sono state registrate”.

 

LA SITUZIONE PATRIMONIALE AGGIORNATA IN FUNZIONE DELLE OPERAZONI SUL CAPITALE SOCIALE – UTILIZZABILITA DEI cd “UTILI DI PERIODO”

(Aprile 2016)

Il legislatore nel sistema codicistico dimostra più volte di preferire all’ “attualità” delle poste (ovvero la loro esistenza ed integrità al momento dell’utilizzo) la “risultanza”(1) delle stesse da una situazione patrimoniale, nell’ambito delle operazioni sul capitale.

Le uniche norme codicistiche che richiedono espressamente la necessità di una situazione patrimoniale aggiornata sono quelle relative alla riduzione del capitale sociale per perdite superiori al terzo (2); a tale proposito è utile osservare la differenza che, dal sistema normativo nel suo complesso, emerge tra le perdite rilevanti, poiché superiori ad una certa frazione del capitale sociale (un terzo) (3), e le c. d. perdite di esercizio, che il legislatore dimostra di considerare fisiologiche, entro un determinato limite e che importano solo la conseguenza dell’impossibilità di distribuire gli utili tra i soci (4).

In tale ambito operativo, il tenore delle norme induce a ritenere che sia  stata affidata all’organo amministrativo la funzione di attestazione della situazione contabile della società.

Tale circostanza si evince dalla duplice previsione che impone agli stessi sia l’obbligo di redigere una situazione patrimoniale ad hoc (5) e sia l’obbligo di dare menzione dei fatti di rilievo avvenuti successivamente alla redazione della stessa (6).

All’organo di controllo è, inoltre, affidata la prerogativa di corredare la situazione patrimoniale “de qua” di un ulteriore documento contenente le proprie osservazioni.

Ancora, la previsione del deposito presso la sede sociale dei documenti da cui rilevare contabilmente l’andamento della società persegue il medesimo scopo di informare i soci  al fine di una consapevole determinazione nell’adozione dell’operazione sul capitale, in ossequio al principio generale del diritto all’informativa e alla consapevolezza dell’adozione dei provvedimenti presi dai soci in sede assembleare, che ritrova il suo fondamento nell’ambito dell’art. 2374 c.c. .

A tal fine i soci possono decidere di adottare forme alternative di informazione, quali la presentazione e/o la lettura in assemblea dei risultati contabili che si evincono dal documento (7), ovvero l’invio dello stesso al proprio domicilio (8) ovvero ancora a parere di alcuni (9), data la disponibilità del diritto in questione per la rilevanza dello stesso solo come diritto uti singulus, i soci possono decidere di rinunziare ad ogni e qualsiasi forma di informazione.

E’ bene sottolineare che   si ritiene che, nonostante l’espressione usata,  il legislatore abbia inteso riferirsi ad un vero e proprio bilancio consolidato (10), comprensivo di nota integrativa e conto economico e redatto con i criteri tipici del bilancio (quali ad esempio, il costo storico).

Ancora in ambito di riduzione del capitale sociale, ma esaminando la fattispecie in cui la legge non prevede alcun obbligo di procedervi ed in cui , quindi, siano i soci a determinarsi in tal senso, è agevole notare una totale assenza nel disposto di cui all’art. 2445 c. c. riguardo la necessità di una situazione patrimoniale aggiornata per il caso di una riduzione reale (e volontaria) del capitale.

Né una disposizione in tal senso si riviene in tema di aumento oneroso o gratuito del capitale, laddove ,invero, una verifica dell’esattezza e della integrità delle poste utilizzate, risulta oltremodo opportuna.

In ogni caso, la giurisprudenza (11) si è pronunciata nel senso di ritenere opportuna una situazione patrimoniale aggiornata in tutte le operazioni sul capitale, estendendo il meccanismo enunciato espressamente solo nell’articolo 2446 c. c..

Sulla scorta dell’indirizzo oramai quasi unanime dottrinario e giurisprudenziale, ci si è interrogati sui parametri temporali ed oggettivamente determinabili in base ai quali ritenere utilizzabile, ai fini delle operazioni da adottare, una situazione patrimoniale che non venga redatta ad hoc, nel senso di circostanziare l’utilizzabilità di una situazione patrimoniale redatta in precedenza ovvero dell’ultimo bilancio di esercizio.

In tal senso si è concordi nel ritenere (12) il principio che per il suo utilizzo, nei modi e termini di legge, essa debba riferirsi ad una data certa anteriore a 120 giorni (termine che si ricava dalle disposizioni in materia di fusione e di approvazione del bilancio) e che sia da allegarsi al verbale “sul capitale” (13), al fine di rendere possibile un accertamento relativo all’esistenza e all’attualità delle poste.

E’ interessante porre l’accento sulla circostanza che una tesi intermedia (14) ha sostenuto che solo nei casi in cui siano intervenute modifiche (qualitative o quantitative) negative del netto patrimoniale rispetto alla situazione patrimoniale anteriore, si debba procedere alla redazione di una situazione patrimoniale aggiornata, per controllare l’integrità (oltre che l’attualità e l’esistenza) delle riserve.

In particolare, l’orientamento notarile (15) pone in evidenza un aspetto peculiare delle poste ai fini della loro utilizzabilità nei procedimenti di aumento e riduzione del capitale.

Viene, invero, sottolineata l’importanza di valutare esclusivamente l’idoneità delle poste ad essere riportate in bilancio, quale unico requisito per l’utilizzabilità dei versamenti dei soci nell’ambito delle operazioni sul capitale, dando in tal modo rilievo alla sola natura ed alle caratteristiche degli apporti e non già alla necessità della loro appostazione in bilancio.

Di particolare interesse, in una indagine condotta in tale ambito,  è la questione relativa all’utilizzabilità dei c. d. utili di periodo nelle operazioni di aumento gratuito (non cristallizzati in un bilancio infrannuale regolarmente depositato nel Registro delle Imprese).

La dottrina è divisa, dal momento che alcuni (16) sostengono che se evidenziati in un documento contabili essi siano non distribuibili ma disponibili, altri (17) sostengono che siano utilizzabili, per via della carente  definitività, solo nei limiti degli acconti sui dividendi

In particolare, sarebbe utile un approfondimento riguardo la possibilità della loro utilizzabilità a seguito dell’ emersione degli stessi in una situazione patrimoniale aggiornata, che fotografa una  porzione di esercizio, alla stregua di un bilancio infrannuale: confronta a tal riguardo la Massima n. 68 del Consiglio Notarile di Milano (18) e la sentenza della Corte di Cassazione del 23 Marzo 2004 n. 5740 (19).

a cura di Angela Alba Perfetto

(1)  si veda il disposto di cui al primo comma dell’articolo 2442 in materia di s.p.a. ed al primo comma dell’art. 2481-ter in materia di s.r.l., laddove le riserve e gli altri i fondi iscritti in bilancio possono essere imputati “in quanto disponibii”;

(2) ex artt. 2446 e 2482-bis c.c.

(3) si noti che secondo le pronunce della Cassazione n.8221 del 2007 e n.23269 del 2005 la perdita va rapportata prima alle riserve, con una sequenza che è inversamente proporzionale al loro grado di vincolatività, e poi ,in caso di insufficienza delle stesse, al capitale sociale;

(4) DI SABATO, Manuale delle società, Torino, 1988;

(5) CAMPOBASSO, Diritto commerciale 2, Diritto delle società, Torino, 2009;

(6) Comitato Triveneto dei Notai, massima H. G. 3;

(7) si veda Il Tribunale di Napoli nel Decreto del 28 Dicembre 2004;

(8) PINNARO’ in Commentario Niccolini-Stagno d’Alcontres, Napoli, 2004;

(9) Comitato Triveneto dei Notai, massima HG28  e IG42;

(10) FORTE-IMPARATO, Aumenti e riduzioni di capitale, Napoli, 1998;

(11) Trib. Milano 11 ottobre 1983, Trib. Genova 10 marzo 1987;

(12) TRIMARCHI, Le riduzioni del capitale sociale, Milano, 2010;

(13) DI SABATO, Manuale delle società,Torino, 2003;

(14) CERA, La riduzione del capital sociale per esuberanza ed imputazione a riserva dell’importo corrispondente al capitale ridotto, in Giurisprudenza commerciale, II, 1985;

(15) Consiglio Notarile di Milano, massima 102;

(16) TRIMARCHI, Le riduzioni del capitale sociale, Cfr.;

(17) DE MARCHI- SANTUS-STUCCHI, Aumento di capitale mediante nuovi conferimenti, in Commentario alla riforma delle società, diretto da Marchetti-Bianchi-Ghezzi-Notari, 2009;

(18) “L’abbattimento del capitale sociale per perdite può avere luogo solo previo utilizzo delle eventuali riserve, posto che, ove il capitale stesso fosse ridotto nonostante l’esistenza di altre voci di netto patrimoniale, si verserebbe nella diversa fattispecie della riduzione di cui agli articoli 2445 o 2482 c.c., e non in quella di riduzione per perdite.Tale esigenza implica che l’utile di periodo (cioè il risultato di segno positivo crea-tosi nel tempo compreso tra la chiusura dell’ultimo esercizio e la data di riferimento della situazione infrannuale) debba essere conteggiato ai fini della determinazione della misura della perdita da coprire, tutte le volte che la sua mancata considerazione determinerebbe riduzione del capitale.”;

(19) “Ai fini dell’adozione dei provvedimenti richiesti dall’art. 2447 c.c., in presenza di perdite di oltre un terzo del capitale sociale e di conseguente riduzione di detto capitale al disotto del minimo legale, deve tenersi conto dei risultati, anche eventualmente positivi, di gestione enunciati nell’apposita situazione patrimoniale sottoposta dagli amministratori all’assemblea chiamata a provvedere ai sensi del citato articolo, quando tali risultati siano maturati in epoca successiva all’ultimo bilancio d’esercizio nel quale le anzidette perdite sono state registrate”.