GLI ACQUISTI PERICOLOSI IN AMBITO SOCIETARIO

Una rilettura particolare per le s.r.l.

Ai fini di una seppur sommaria analisi relativa ai c.d. “acquisti pericolosi” in ambito societario occorre sin da subito evidenziare che la disciplina di cui all’articolo 2343-bis[1] del codice civile è stata introdotta nell’impianto codicistico italiano con il D.P.R. 30/86 in attuazione della delega contenuta nella L. 8 agosto 1985, n. 412, che recepiva parzialmente le norme contenute nella direttiva del Consiglio delle Comunità europee (ora Unione europea) 77/91/CEE del 13 dicembre 1976, nota come II direttiva in materia societaria.

Tale norma è stata poi modificata con il D. Lgs. 6/2003 e dalla L. 116/2014 (che convertiva con modifiche il D.L. 91/2014) .

Nell’ ottica dell’adesione al sistema comunitario, la relazione alla citata norma individuava la ratio della stessa nel tentare di porre rimedio alla possibile elusione di due principi generali, cardini del diritto societario:

  • la tutela della parità di trattamento soci e del legittimo affidamento dei terzi nell’ambito della valutazione degli apporti patrimoniali;
  • la valorizzazione della funzione del capitale e del patrimonio sociale come mezzo per il raggiungimento dello scopo-oggetto sociale nell’ambito degli apporti patrimoniali in natura.

E’ di particolare rilievo, come precisa la migliore dottrina (SPOLIDORO) individuare preliminarmente in che modo le ricchezze patrimoniali conferite vengono appostate contabilmente, poiché è di tutta evidenza che la diversa allocazione contabile comporta una diversa disciplina.

Una attenta, ancorché rapida, disamina della fattispecie in esame non può prescindere dalla considerazione della suddetta norma all’esito del suo “innesto” nel sistema societario interno.

E’ di tutta evidenza che la finalità dell’articolo 2343-bis c.c. è quella di evitare operazioni in frode al precedente articolo 2343 c.c.[2], il quale impone di valutare con una perizia giurata di stima il conferimento a capitale diverso dal denaro, ponendo altresì una ulteriore barriera nell’ imporre “l’ autorizzazione dell’ assemblea ordinaria”.

Dunque, l’esigenza sottesa dovrebbe essere quella di avere una cristallizzazione veritiera ed aggiornata dei valori da iscrivere in bilancio alla voce “capitale sociale”, al fine di rispettare la funzione propria e i principi relativi a tale documento contabile, nonché di evitare “depatrimonializzazioni” in danno dei soci.

Quindi, le operazioni tecniche e procedimentali che si affiancano alla necessità di documento di valutazione contabile ed economica in materia di acquisti pericolosi (nel caso di specie una delibera assembleare preventiva rispetto allo stesso acquisto patrimoniale) non sembrano in grado di poter degradare le sanzioni cui è soggetto lo stesso acquisto nei casi in cui gli stessi vengano disattesi.

Le dette sanzioni rappresentano una scelta di politica legislativa dettata dal peso degli interessi sottesi, che non sono di poco rilievo.

Al contempo non può non valutarsi che, data la rilevanza sistematica della materia de qua, la dottrina fa assurgere tale disciplina al rango di norma imperativa, idonea a generare la nullità dell’acquisto per i casi di cui all’articolo 1418 c.c..

Ancora, va osservato come la lettera della norma individua tipologie di acquisto che fuoriescono dall’ ambito applicativo dell’aggravio procedimentale in parola, dimostrando che il legislatore traccia con precisione i confini entro il quali gli interessi suddescritti possono tutelarsi con modalità equipollenti.

Tutto ciò è sicuramente indiscutibile e non opinabile in ambito di s.p.a..

Spostando la nostra indagine nel campo delle s.r.l. occorre rilevare che non sembrano essere insuperabili i meccanismi imposti dall’articolo 2465 c.c.[3], nonostante la omogeneità dei principi generali rinvenibili in una analisi comparativa del sistema delle società per azioni e di quello delle società responsabilità limitata.

Di tale assunto si ha conferma nel tenore letterale della citata norma, allorquando riferendosi alla necessità di una autorizzazione assembleare preventiva rispetto al conferimento in natura, viene fatta salva la diversa previsione dell’atto costitutivo.

Dato il rilievo personalistico e la grande autonomia riconosciuta alle persone dei soci nonché agli apporti patrimoniali degli stessi nell’ambito delle società a responsabilità limitata, può ritenersi che in seno all’atto costitutivo si possa superare il sistema legale in parola mercé la previsione di un diverso procedimento ovvero anche l’assenza di qualunque procedimento ultroneo rispetto a quanto previsto dal primo comma dell’articolo 2465 c.c..

Quanto alla disciplina codicistica va sottolineato che essa prevede l’autorizzazione assembleare -che può essere surrogata anche da un metodo di manifestazione della volontà extra-assembleare quando l’atto costitutivo preveda i metodi del consenso scritto o della consultazione espressa per iscritto- e la presentazione di una perizia di un esperto (non nominato dal Tribunale bensì iscritto nell’ albo dei revisori contabili ) o di una società di revisione.

Inoltre si prevede che in caso di danni causati alla società o ai soci o anche ai terzi a seguito della mancata osservanza degli obblighi procedurali previsti, gli amministratori e l’alienante siano soggetti all’ azione di responsabilità civile in via solidale tra loro: questa è la espressa sanzione imposta dal legislatore (ex artt. 2465 ult. co. E 2343-bis ult. co.).

Proprio in tale ultimo frammento del dettato legislativo trova sostegno la tesi secondo la quale non sarebbe da comminarsi la sanzione della invalidità nei casi di acquisto compiuto in spregio della procedura, con riferimento alla mancata espressione della volontà dei soci.

La base concettuale su cui poggia tale ricostruzione si individua nella salvaguardia del principio generale della certezza nei rapporti con i terzi.

Volendo restringere il più possibile il campo della nostra analisi va ricordato che tali ricostruzioni valgono come corrette esclusivamente se riferite agli acquisti “pericolosi” imputati a capitale, dal momento che per quelli che vengono invece contabilmente appostati a riserva se ne dovrebbe escludere l’operatività.

Il diverso appostamento, infatti, esclude le ragioni giustificatrici nonché la rigida ricostruzione divieto-nullità che si fonda sulla esigenza della tutela della effettività del capitale sociale e non avrebbe ragion d’ essere nelle altre fattispecie della stessa operazione che porterebbero questi acquisti a patrimonio.

In queste ipotesi, invocando il succitato principio di certezza dei rapporti giuridici, potrebbe operare esclusivamente la sanzione della responsabilità civile.

La riforma della disciplina delle s.r.l. va dunque a differenziare queste ultime nettamente rispetto alle s.p.a.; da ciò potrebbe trarre impulso una ricostruzione della fattispecie nel senso di prevedere la validità degli acquisti pericolosi in tutti i casi in cui la perizia di stima salvaguardi il principio di integrità patrimoniale della società ed azzeri, dunque, la necessità di una determinazione volontaristica dei soci i quali, di per loro, dato il sistema delle società a responsabilità limitata, hanno mezzi equipollenti ed idonei a vigilare sul rispetto dei loro interessi.

Concludendo, si potrebbe, aderendo alla ricostruzione di autorevole dottrina – BIANCHI, GHEZZI, MARCHETTI, NOTARI- ammettere una fattispecie nella quale:

  • il controllo dei soci non si esprima mediante una decisione di diritto autorizzativa e preventiva rispetto all’ atto negoziale di acquisto del bene compiuto da chi ha la rappresentanza della società, ma passi attraverso i normali mezzi di cui i soci stessi sono muniti nella s.r.l. nelle operazione di acquisizione allocate contabilmente a patrimonio;
  • l’integrità del capitale sociale sia rispettata nella attestazione del valore del bene oggetto di acquisto da parte della società in una perizia di stima, redatta secondo le norme relative al tipo sociale, nonché nella espressione della volontà dei soci qualora la allocazione di questi “acquisti pericolosi” sia contabilmente appostata a capitale.

A cura di Angela Alba Perfetto

[1] Art. 2343-bis (1)

Acquisto della società da promotori, fondatori, soci e amministratori

L’acquisto da parte della società, per un corrispettivo pari o superiore al decimo del capitale sociale, di beni o di crediti dei promotori, dei fondatori, dei soci o degli amministratori, nei due anni dalla iscrizione della società nel registro delle imprese, deve essere autorizzato dall’assemblea ordinaria.

 

L’alienante deve presentare la relazione giurata (2) di un esperto designato dal tribunale nel cui circondario ha sede la società ovvero la documentazione di cui all’articolo 2343 ter primo e secondo comma (1) contenente la descrizione dei beni o dei crediti, il valore a ciascuno di essi attribuito, i criteri di valutazione seguiti, nonché l’attestazione che tale valore non è inferiore al corrispettivo, che deve comunque essere indicato.

 

La relazione deve essere depositata nella sede della società durante i quindici giorni che precedono l’assemblea. I soci possono prenderne visione. Entro trenta giorni dall’autorizzazione il verbale dell’assemblea, corredato dalla relazione dell’esperto designato dal tribunale ovvero dalla documentazione di cui all’articolo 2343 ter (1), deve essere depositato a cura degli amministratori presso l’ufficio del registro delle imprese.

 

Le disposizioni del presente articolo non si applicano agli acquisti che siano effettuati a condizioni normali nell’ambito delle operazioni correnti della società né a quelli che avvengono nei mercati regolamentati o sotto il controllo dell’autorità giudiziaria o amministrativa.

 

In caso di violazione delle disposizioni del presente articolo gli amministratori e l’alienante sono solidalmente responsabili per i danni causati alla società, ai soci ed ai terzi.

 

NOTE:

 

(1) Parole inserite a norma dell’art. 20, comma 4 del D.L. 24 giugno 2014, n. 91.

 

(2) L’omesso deposito della relazione di stima comporta che l’acquisto effettuato dalla società di beni da parte dei soci nel biennio dall’iscrizione nel registro delle imprese è nullo.

[2] Art. 2343 (1)

Stima dei conferimenti di beni in natura e di crediti

– [1] Chi conferisce beni in natura o crediti deve presentare la relazione giurata di un esperto designato dal tribunale nel cui circondario ha sede la società, contenente la descrizione dei beni o dei crediti conferiti, l’attestazione che il loro valore è almeno pari a quello ad essi attribuito ai fini della determinazione del capitale sociale e dell’eventuale soprapprezzo e i criteri di valutazione seguiti. La relazione deve essere allegata all’atto costitutivo.

 

– [2] L’esperto risponde dei danni causati alla società, ai soci e ai terzi. Si applicano le disposizioni dell’articolo 64 del codice di procedura civile.

 

– [3] Gli amministratori devono, nel termine di centottanta giorni dalla iscrizione della società, controllare le valutazioni contenute nella relazione indicata nel primo comma e, se sussistano fondati motivi, devono procedere alla revisione della stima. Fino a quando le valutazioni non sono state controllate, le azioni corrispondenti ai conferimenti sono inalienabili e devono restare depositate presso la società.

 

– [4] Se risulta che il valore dei beni o dei crediti conferiti era inferiore di oltre un quinto a quello per cui avvenne il conferimento, la società deve proporzionalmente ridurre il capitale sociale, annullando le azioni che risultano scoperte. Tuttavia il socio conferente può versare la differenza in danaro o recedere dalla società; il socio recedente ha diritto alla restituzione del conferimento, qualora sia possibile in tutto o in parte in natura.

 

– [5] L’atto costitutivo può prevedere, salvo in ogni caso quanto disposto dal quinto comma dell’articolo 2346, che per effetto dell’annullamento delle azioni disposto nel presente comma si determini una loro diversa ripartizione tra i soci.

 

NOTE:

 

(1) In vigore dal 1/1/2004 – D. Lgs. 17 gennaio 2003, n. 6 (G.U. 22 gennaio 2003, suppl. ordinario n. 8)

 

Per quanto riguarda l’obiettivo indicato con la lettera b), quinto comma, art. 4 della legge delega, la seconda direttiva comunitaria consentiva in effetti ben pochi spazi e si è dovuto mantenere nella sostanza la disciplina imperniata sulla perizia di un esperto designato dal presidente del tribunale.

 

Si è ritenuto opportuno conservare il controllo successivo della relazione del perito ad opera degli amministratori: ciò in quanto esso assolve una funzione non soltanto ai fini della tutela del capitale sociale, ma anche di verifica sul piano degli assetti trai i soci, anche quindi per la loro tutela.

[3]Art. 2465 (1)

Stima dei conferimenti di beni in natura e di crediti

– [1] Chi conferisce beni in natura o crediti deve presentare la relazione giurata di un revisore legale o di una società di revisione legali iscritti nell’apposito registro. (2) La relazione, che deve contenere la descrizione dei beni o crediti conferiti, l’indicazione dei criteri di valutazione adottati e l’attestazione che il loro valore è almeno pari a quello ad essi attribuito ai fini della determinazione del capitale sociale e dell’eventuale soprapprezzo, deve essere allegata all’atto costitutivo.

 

– [2] La disposizione del precedente comma si applica in caso di acquisto da parte della società, per un corrispettivo pari o superiore al decimo del capitale sociale, di beni o di crediti dei soci fondatori, dei soci e degli amministratori, nei due anni dalla iscrizione della società nel registro delle imprese. In tal caso l’acquisto, salvo diversa disposizione dell’atto costitutivo, deve essere autorizzato con decisione dei soci a norma dell’articolo 2479.

 

– [3] Nei casi previsti dai precedenti commi si applicano il secondo comma dell’articolo 2343 ed il quarto e quinto comma dell’articolo 2343-bis. (3)

 

NOTE

 

(1) Articolo aggiunto con  D.Lgs 17 gennaio 2003, n. 6 (G.U. 22 gennaio 2003, suppl. ordinario n. 8 Entrerà in vigore il 1/1/2004)

 

(2) Sostituito dall’art. 37 del DL n. 39 del 27/01/2010

 

Con riferimento ai conferimenti in natura la semplificazione adottata, snellisce il procedimento di valutazione e non richiede più la nomina del perito da parte del presidente del tribunale: si è ritenuto, infatti, sufficiente garanzia, adeguata alla nuove caratteristiche del tipo societario, che il perito medesimo sia prescelto tra soggetti iscritti nell’albo dei revisori contabili.

 

(3) L’esperto è responsabile dei danni causati alla società, ai soci ed ai terzi.

Una rilettura particolare per le s.r.l.

Ai fini di una seppur sommaria analisi relativa ai c.d. “acquisti pericolosi” in ambito societario occorre sin da subito evidenziare che la disciplina di cui all’articolo 2343-bis[1] del codice civile è stata introdotta nell’impianto codicistico italiano con il D.P.R. 30/86 in attuazione della delega contenuta nella L. 8 agosto 1985, n. 412, che recepiva parzialmente le norme contenute nella direttiva del Consiglio delle Comunità europee (ora Unione europea) 77/91/CEE del 13 dicembre 1976, nota come II direttiva in materia societaria.

Tale norma è stata poi modificata con il D. Lgs. 6/2003 e dalla L. 116/2014 (che convertiva con modifiche il D.L. 91/2014) .

Nell’ ottica dell’adesione al sistema comunitario, la relazione alla citata norma individuava la ratio della stessa nel tentare di porre rimedio alla possibile elusione di due principi generali, cardini del diritto societario:

  • la tutela della parità di trattamento soci e del legittimo affidamento dei terzi nell’ambito della valutazione degli apporti patrimoniali;
  • la valorizzazione della funzione del capitale e del patrimonio sociale come mezzo per il raggiungimento dello scopo-oggetto sociale nell’ambito degli apporti patrimoniali in natura.

E’ di particolare rilievo, come precisa la migliore dottrina (SPOLIDORO) individuare preliminarmente in che modo le ricchezze patrimoniali conferite vengono appostate contabilmente, poiché è di tutta evidenza che la diversa allocazione contabile comporta una diversa disciplina.

Una attenta, ancorché rapida, disamina della fattispecie in esame non può prescindere dalla considerazione della suddetta norma all’esito del suo “innesto” nel sistema societario interno.

E’ di tutta evidenza che la finalità dell’articolo 2343-bis c.c. è quella di evitare operazioni in frode al precedente articolo 2343 c.c.[2], il quale impone di valutare con una perizia giurata di stima il conferimento a capitale diverso dal denaro, ponendo altresì una ulteriore barriera nell’ imporre “l’ autorizzazione dell’ assemblea ordinaria”.

Dunque, l’esigenza sottesa dovrebbe essere quella di avere una cristallizzazione veritiera ed aggiornata dei valori da iscrivere in bilancio alla voce “capitale sociale”, al fine di rispettare la funzione propria e i principi relativi a tale documento contabile, nonché di evitare “depatrimonializzazioni” in danno dei soci.

Quindi, le operazioni tecniche e procedimentali che si affiancano alla necessità di documento di valutazione contabile ed economica in materia di acquisti pericolosi (nel caso di specie una delibera assembleare preventiva rispetto allo stesso acquisto patrimoniale) non sembrano in grado di poter degradare le sanzioni cui è soggetto lo stesso acquisto nei casi in cui gli stessi vengano disattesi.

Le dette sanzioni rappresentano una scelta di politica legislativa dettata dal peso degli interessi sottesi, che non sono di poco rilievo.

Al contempo non può non valutarsi che, data la rilevanza sistematica della materia de qua, la dottrina fa assurgere tale disciplina al rango di norma imperativa, idonea a generare la nullità dell’acquisto per i casi di cui all’articolo 1418 c.c..

Ancora, va osservato come la lettera della norma individua tipologie di acquisto che fuoriescono dall’ ambito applicativo dell’aggravio procedimentale in parola, dimostrando che il legislatore traccia con precisione i confini entro il quali gli interessi suddescritti possono tutelarsi con modalità equipollenti.

Tutto ciò è sicuramente indiscutibile e non opinabile in ambito di s.p.a..

Spostando la nostra indagine nel campo delle s.r.l. occorre rilevare che non sembrano essere insuperabili i meccanismi imposti dall’articolo 2465 c.c.[3], nonostante la omogeneità dei principi generali rinvenibili in una analisi comparativa del sistema delle società per azioni e di quello delle società responsabilità limitata.

Di tale assunto si ha conferma nel tenore letterale della citata norma, allorquando riferendosi alla necessità di una autorizzazione assembleare preventiva rispetto al conferimento in natura, viene fatta salva la diversa previsione dell’atto costitutivo.

Dato il rilievo personalistico e la grande autonomia riconosciuta alle persone dei soci nonché agli apporti patrimoniali degli stessi nell’ambito delle società a responsabilità limitata, può ritenersi che in seno all’atto costitutivo si possa superare il sistema legale in parola mercé la previsione di un diverso procedimento ovvero anche l’assenza di qualunque procedimento ultroneo rispetto a quanto previsto dal primo comma dell’articolo 2465 c.c..

Quanto alla disciplina codicistica va sottolineato che essa prevede l’autorizzazione assembleare -che può essere surrogata anche da un metodo di manifestazione della volontà extra-assembleare quando l’atto costitutivo preveda i metodi del consenso scritto o della consultazione espressa per iscritto- e la presentazione di una perizia di un esperto (non nominato dal Tribunale bensì iscritto nell’ albo dei revisori contabili ) o di una società di revisione.

Inoltre si prevede che in caso di danni causati alla società o ai soci o anche ai terzi a seguito della mancata osservanza degli obblighi procedurali previsti, gli amministratori e l’alienante siano soggetti all’ azione di responsabilità civile in via solidale tra loro: questa è la espressa sanzione imposta dal legislatore (ex artt. 2465 ult. co. E 2343-bis ult. co.).

Proprio in tale ultimo frammento del dettato legislativo trova sostegno la tesi secondo la quale non sarebbe da comminarsi la sanzione della invalidità nei casi di acquisto compiuto in spregio della procedura, con riferimento alla mancata espressione della volontà dei soci.

La base concettuale su cui poggia tale ricostruzione si individua nella salvaguardia del principio generale della certezza nei rapporti con i terzi.

Volendo restringere il più possibile il campo della nostra analisi va ricordato che tali ricostruzioni valgono come corrette esclusivamente se riferite agli acquisti “pericolosi” imputati a capitale, dal momento che per quelli che vengono invece contabilmente appostati a riserva se ne dovrebbe escludere l’operatività.

Il diverso appostamento, infatti, esclude le ragioni giustificatrici nonché la rigida ricostruzione divieto-nullità che si fonda sulla esigenza della tutela della effettività del capitale sociale e non avrebbe ragion d’ essere nelle altre fattispecie della stessa operazione che porterebbero questi acquisti a patrimonio.

In queste ipotesi, invocando il succitato principio di certezza dei rapporti giuridici, potrebbe operare esclusivamente la sanzione della responsabilità civile.

La riforma della disciplina delle s.r.l. va dunque a differenziare queste ultime nettamente rispetto alle s.p.a.; da ciò potrebbe trarre impulso una ricostruzione della fattispecie nel senso di prevedere la validità degli acquisti pericolosi in tutti i casi in cui la perizia di stima salvaguardi il principio di integrità patrimoniale della società ed azzeri, dunque, la necessità di una determinazione volontaristica dei soci i quali, di per loro, dato il sistema delle società a responsabilità limitata, hanno mezzi equipollenti ed idonei a vigilare sul rispetto dei loro interessi.

Concludendo, si potrebbe, aderendo alla ricostruzione di autorevole dottrina – BIANCHI, GHEZZI, MARCHETTI, NOTARI- ammettere una fattispecie nella quale:

  • il controllo dei soci non si esprima mediante una decisione di diritto autorizzativa e preventiva rispetto all’ atto negoziale di acquisto del bene compiuto da chi ha la rappresentanza della società, ma passi attraverso i normali mezzi di cui i soci stessi sono muniti nella s.r.l. nelle operazione di acquisizione allocate contabilmente a patrimonio;
  • l’integrità del capitale sociale sia rispettata nella attestazione del valore del bene oggetto di acquisto da parte della società in una perizia di stima, redatta secondo le norme relative al tipo sociale, nonché nella espressione della volontà dei soci qualora la allocazione di questi “acquisti pericolosi” sia contabilmente appostata a capitale.

A cura di Angela Alba Perfetto

[1] Art. 2343-bis (1)

Acquisto della società da promotori, fondatori, soci e amministratori

L’acquisto da parte della società, per un corrispettivo pari o superiore al decimo del capitale sociale, di beni o di crediti dei promotori, dei fondatori, dei soci o degli amministratori, nei due anni dalla iscrizione della società nel registro delle imprese, deve essere autorizzato dall’assemblea ordinaria.

 

L’alienante deve presentare la relazione giurata (2) di un esperto designato dal tribunale nel cui circondario ha sede la società ovvero la documentazione di cui all’articolo 2343 ter primo e secondo comma (1) contenente la descrizione dei beni o dei crediti, il valore a ciascuno di essi attribuito, i criteri di valutazione seguiti, nonché l’attestazione che tale valore non è inferiore al corrispettivo, che deve comunque essere indicato.

 

La relazione deve essere depositata nella sede della società durante i quindici giorni che precedono l’assemblea. I soci possono prenderne visione. Entro trenta giorni dall’autorizzazione il verbale dell’assemblea, corredato dalla relazione dell’esperto designato dal tribunale ovvero dalla documentazione di cui all’articolo 2343 ter (1), deve essere depositato a cura degli amministratori presso l’ufficio del registro delle imprese.

 

Le disposizioni del presente articolo non si applicano agli acquisti che siano effettuati a condizioni normali nell’ambito delle operazioni correnti della società né a quelli che avvengono nei mercati regolamentati o sotto il controllo dell’autorità giudiziaria o amministrativa.

 

In caso di violazione delle disposizioni del presente articolo gli amministratori e l’alienante sono solidalmente responsabili per i danni causati alla società, ai soci ed ai terzi.

 

NOTE:

 

(1) Parole inserite a norma dell’art. 20, comma 4 del D.L. 24 giugno 2014, n. 91.

 

(2) L’omesso deposito della relazione di stima comporta che l’acquisto effettuato dalla società di beni da parte dei soci nel biennio dall’iscrizione nel registro delle imprese è nullo.

[2] Art. 2343 (1)

Stima dei conferimenti di beni in natura e di crediti

– [1] Chi conferisce beni in natura o crediti deve presentare la relazione giurata di un esperto designato dal tribunale nel cui circondario ha sede la società, contenente la descrizione dei beni o dei crediti conferiti, l’attestazione che il loro valore è almeno pari a quello ad essi attribuito ai fini della determinazione del capitale sociale e dell’eventuale soprapprezzo e i criteri di valutazione seguiti. La relazione deve essere allegata all’atto costitutivo.

 

– [2] L’esperto risponde dei danni causati alla società, ai soci e ai terzi. Si applicano le disposizioni dell’articolo 64 del codice di procedura civile.

 

– [3] Gli amministratori devono, nel termine di centottanta giorni dalla iscrizione della società, controllare le valutazioni contenute nella relazione indicata nel primo comma e, se sussistano fondati motivi, devono procedere alla revisione della stima. Fino a quando le valutazioni non sono state controllate, le azioni corrispondenti ai conferimenti sono inalienabili e devono restare depositate presso la società.

 

– [4] Se risulta che il valore dei beni o dei crediti conferiti era inferiore di oltre un quinto a quello per cui avvenne il conferimento, la società deve proporzionalmente ridurre il capitale sociale, annullando le azioni che risultano scoperte. Tuttavia il socio conferente può versare la differenza in danaro o recedere dalla società; il socio recedente ha diritto alla restituzione del conferimento, qualora sia possibile in tutto o in parte in natura.

 

– [5] L’atto costitutivo può prevedere, salvo in ogni caso quanto disposto dal quinto comma dell’articolo 2346, che per effetto dell’annullamento delle azioni disposto nel presente comma si determini una loro diversa ripartizione tra i soci.

 

NOTE:

 

(1) In vigore dal 1/1/2004 – D. Lgs. 17 gennaio 2003, n. 6 (G.U. 22 gennaio 2003, suppl. ordinario n. 8)

 

Per quanto riguarda l’obiettivo indicato con la lettera b), quinto comma, art. 4 della legge delega, la seconda direttiva comunitaria consentiva in effetti ben pochi spazi e si è dovuto mantenere nella sostanza la disciplina imperniata sulla perizia di un esperto designato dal presidente del tribunale.

 

Si è ritenuto opportuno conservare il controllo successivo della relazione del perito ad opera degli amministratori: ciò in quanto esso assolve una funzione non soltanto ai fini della tutela del capitale sociale, ma anche di verifica sul piano degli assetti trai i soci, anche quindi per la loro tutela.

[3]Art. 2465 (1)

Stima dei conferimenti di beni in natura e di crediti

– [1] Chi conferisce beni in natura o crediti deve presentare la relazione giurata di un revisore legale o di una società di revisione legali iscritti nell’apposito registro. (2) La relazione, che deve contenere la descrizione dei beni o crediti conferiti, l’indicazione dei criteri di valutazione adottati e l’attestazione che il loro valore è almeno pari a quello ad essi attribuito ai fini della determinazione del capitale sociale e dell’eventuale soprapprezzo, deve essere allegata all’atto costitutivo.

 

– [2] La disposizione del precedente comma si applica in caso di acquisto da parte della società, per un corrispettivo pari o superiore al decimo del capitale sociale, di beni o di crediti dei soci fondatori, dei soci e degli amministratori, nei due anni dalla iscrizione della società nel registro delle imprese. In tal caso l’acquisto, salvo diversa disposizione dell’atto costitutivo, deve essere autorizzato con decisione dei soci a norma dell’articolo 2479.

 

– [3] Nei casi previsti dai precedenti commi si applicano il secondo comma dell’articolo 2343 ed il quarto e quinto comma dell’articolo 2343-bis. (3)

 

NOTE

 

(1) Articolo aggiunto con  D.Lgs 17 gennaio 2003, n. 6 (G.U. 22 gennaio 2003, suppl. ordinario n. 8 Entrerà in vigore il 1/1/2004)

 

(2) Sostituito dall’art. 37 del DL n. 39 del 27/01/2010

 

Con riferimento ai conferimenti in natura la semplificazione adottata, snellisce il procedimento di valutazione e non richiede più la nomina del perito da parte del presidente del tribunale: si è ritenuto, infatti, sufficiente garanzia, adeguata alla nuove caratteristiche del tipo societario, che il perito medesimo sia prescelto tra soggetti iscritti nell’albo dei revisori contabili.

 

(3) L’esperto è responsabile dei danni causati alla società, ai soci ed ai terzi.